Amarcord di un giorno d’estate

il castello di schio

Ti ricordi com’era bella la nostra città in quei giorni di tante estati addietro ?

Sembrava tutto diverso, per le strade si spandeva la vita, ogni luogo serbava una memoria, ogni strada era il palcoscenico ideale su cui inscenare la saga della nostra giovinezza. Com’era bella la città illuminata appena dalle ultime luci del tramonto quando per le strade e le piazze si respirava la libertà, quando i locali del centro si popolavano di vita e di ragazze dai vestiti leggeri che sciamavano da un luogo a quell’altro con l’animo carico di poesia. Com’era bella la città negli istanti precedenti il tuo arrivo, quando impaziente ed agitato ti aspettavo con il cuore in gola e l’anima in subbuglio.
Non ti ricordi come tutto sembrava ebbro di significato, le strade, le case, il vespero, la pioggia, l’imbrunire, ogni luogo appariva come un magnifico scenario in grado di accompagnare il nostro idillio silenzioso.

Dalla piazza del Duomo o dalla cima del castello si dominava interamente la città. Le case parevano una moltitudine di luci accese solamente per noi, in quella sera di tanti anni addietro.

Da allora è passato tanto tempo, gli anni sono trascorsi furtivi ed incessanti, le stagioni sono volate via rapide ed indolenti, sono cambiate tante cose ma il centro è rimasto sempre lo stesso, le strade sono ancora popolose di gente nelle pigre domeniche d’inverno e quiete nelle solitarie giornate d’Agosto.

La nostra città, il muto palcoscenico dove abbiamo inscenato il nostro amore è ancora intatto, le case, le strade, i negozi sono quelli d’allora, dal castello si percepisce sempre quell’indescrivibile sensazione di libertà, quella delle prime giornate di primavera. Soltanto noi due ora siamo mutati, il silenzio, le stelle, la luna resteranno muti custodi del nostro passato, le strade del centro ospiteranno migliaia di altre vicende di altre vite che si sfiorano distrattamente, si sovrappongono, si ripetono e svaniscono lasciando un esile traccia per le strade di quella città.

Quando rivedo Schio ritrovo i giorni dell’adolescenza beata, la valletta e i primi amori, i bar del centro ed i lunghi sabato sera, ritrovo me stesso d’allora.

Possedere delle radici significa avvertire la sensazione di appartenere ad un luogo, significa accorgersi che delle vecchie case, qualche albero o degli alieni selciati conservano una traccia del tuo passato, hanno assistito alle tue vicende, sono stati lo scenario di una parte della tua vita.

Eppure le strade rivivono ogni giorno, in modalità del tutto diversa, le stesse scene e le medesime azioni di gente che si riversa nel fiume della vita e segue un suo corso sempre diverso ma sempre uguale. Le storie di ieri, la gente che popolava quelle strade più di cento anni fa, tutto è dileguato, scomparso come se non fosse stato mai, eppure con gli amori di oggi possiamo fare onore agli amori passati, soltanto amando le stesse strade, gli stessi viali, i medesimi posti, che qualcuno prima di noi ha forse amato riusciremmo a proseguire la loro storia, dare un senso alla loro ed alla nostra vita.

Daniele