Lettere d’Amore

Lettere d'amore d'Annunzio

Lettere d'amore dannunziane

Per Gabriele D’Annunzio la stesura di una lettera d’amore indirizzata ad un unica persona rappresenta un artifizio letterario non di meno di quello utilizzato nelle sue opere più alte e di somma beltà.

La sensualità, la continua ricerca di donare musicalità al verso, la seduzione delle parole, l’enfatica descrizione degli stati d’animo così languidi e ricercati, così intimi ma eleganti mostrano la profonda dedizione del poeta ad un amore intenso, lancinante e forte nei confronti delle donne amate.

 

Per D’Annunzio l’amore non era sentimento da antologia, era passione smodata, consacrazione all’arte, devozione completa all’amata, adorazione che talvolta giungeva all’eccesso e portava la donna a sentirsi innalzata alla gloria, unica, la prescelta.

Dalle lettere d’amore sembra che il poeta nutra per l’amata un sentimento così ossessivo e assillante da portarlo all’annullamento di se in funzione della passione, ma in realtà era proprio questo a sorreggere la sua ispirazione e quindi alimentare la sua creatività; bisogna anche puntualizzare che ogni relazione volgeva al termine quando l’amata veniva a conoscenza del tradimento con la successiva prescelta e che ad ognuna di loro D’Annunzio aveva dato l’illusione di una vita più alta, più viva e più intensa.

E’ impossibile affermare con certezza se D’Annunzio giocava con la sua virtù per sedurre e abbandonare le belle prede che affollavano i suoi sogni o se effettivamente le passioni così intense descritte nelle sue lettere derivano veramente e interamente dal suo animo corrotto dalla passione. Sicuramente non era per beffa o per puro sollazzo poiché anche il più disattento lettore nota che D’Annunzio aveva un animo ricco di sentimenti e ricercate emozioni.
D’Annunzio amava la novità, ogni cosa imminente rappresentava per lui uno stimolo che poi si affievoliva, mutava o veniva assorbito da un nuovo bisogno.
Le lettere d’amore perciò rappresentano una forma d’arte, scritta non per celia ma per manifestare all’amata una devozione piena, nuova, impetuosa. Talvolta questi sentimenti vengono conditi con del lirismo tipico del Vate con esagerazioni, affermazioni spropositate e allusioni carnali per magnificare il sentimento e far sentire viva in lui l’amata.

D’Annunzio riesce ad andare oltre ad ogni retorica romantica rendendo l’amore un sentimento arcano fatto di passione, entusiasmo, esultanza fisica e spirituale, desiderio viscerale ed intenso di possesso, ebbro di fiumane di desideri e orde di voluttà. D’Annunzio nell’arte d’amare ricorre al verso, alla fantasia, alla spiritualizzazione del sentimento “ ambedue non avevano alcun ritegno alle mutue prodigalità della carne ” elevando l’amata in uno stato di felicità intensa, viva, piena. Molte amanti sedotte e abbandonate dal vate diedero in seguito segni di squilibrio, chi scelse l’esilio, alcune ricorsero alla monacazione, altre optarono per l’omosessualità. Ma non si deve trascurare il fatto che esse per un giorno vissero un sentimento colmo d’ardore e che le rese diverse, elette, magnifiche, eccelse, un sentimento forte, veemente e impetuoso che ogni donna meriterebbe d’avere, per la vita.