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Vivere
La vita ci obbliga quotidianamente a riformulare teorie sul
significato della nostra esistenza e sui meccanismi che governano la nostra
sorte. La nostra mente, specialmente nell’età giovanile, rielabora ogni notte
tutti gli avvenimenti, le impressioni e gli stati d’animo percepiti durante la
giornata e formula un nuovo criterio attraverso il quale filtrare gli eventi
della giornata successiva. Non esiste una verità assoluta, ogni giorno mettiamo
irrazionalmente in discussione le certezze maturate in precedenza, ogni giorno
formuliamo un nuovo approccio attraverso il quale condurre la nostra esistenza.
Le mete che raggiungiamo nella vita non dipendono dal merito o dalla volontà
individuale ma semplicemente dal fatto che noi credevamo fermamente di poter
ottenere quel determinato traguardo ed il nostro approccio nei confronti di esso
è stato propositivo e vincente.
Chi si ritiene un frustrato o un perdente avrà per sorte un fallimento, chi si
ritiene abile, capace, sicuro di se raggiungerà naturalmente e senza fatica quel
traguardo insperato, chi invece si sforza ostinatamente, continuamente,
ininterrottamente di raggiungere una determinata posizione senza apprezzare
veramente ciò che gli offre la vita avrà una sorte mediocre, pallida e concreta
priva di ideali e povera di spirito, sdegnante delle sue virtù e invidioso dei
pregi altrui.
Perseguire una meta non significa vivere in funzione di essa, non significa
dover modificare ogni evento in funzione di una destinazione la cui strada non è
tracciata, quella meta tanto ambita potrebbe nascondersi nel luogo più inatteso
e impensabile, potrebbe essere vicina, nascondersi in un occasione che noi
abbiamo rifiutato perché credevamo che la strada giusta fosse un'altra.
Dobbiamo vincere il nostro presbitismo poiché ciò che vogliamo potrebbe essere
sotto il nostro naso, dobbiamo imparare a intraprendere le strade che ci offre
la vita senza interrogarci se ci avvicinano o ci allontanano alla meta poiché
noi indipendentemente dalle nostra scelte siamo e saremo solo quelli che avremmo
dovuto essere.
L’insegnante vero non insegna per lavoro ma perché è insito nella propria natura
l’educazione, perciò l’insegnante non è ciò che fa ma quel che è.
In definitiva si può dire che il nostro destino sia già tracciato e tutto il
nostro affanno per raggiungere ciò che in fondo già possediamo ci rende succubi
delle nostre debolezze, schiavi dei nostri vizi e incapaci di apprezzare e
percorrere allegramente i selciati ignoti della vita, mediocri marionette
inconsapevoli di tutte le appassionanti offerte della vita.
La soluzione di tutto questo è vivere incondizionatamente…
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